{"id":25228,"date":"2021-03-25T00:01:56","date_gmt":"2021-03-24T23:01:56","guid":{"rendered":"https:\/\/pisachannel.tv\/?p=25228"},"modified":"2021-03-25T00:01:56","modified_gmt":"2021-03-24T23:01:56","slug":"la-gloriosa-pisa-festeggia-lingresso-nel-2022-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pisasportingclub.com\/en\/la-gloriosa-pisa-festeggia-lingresso-nel-2022-2\/","title":{"rendered":"La Gloriosa Pisa festeggia l&#039;ingresso nel 2022!"},"content":{"rendered":"<p>Buon Anno Pisa!<br \/>\nSi festeggia oggi il Capodanno Pisano perch\u00e8, come tradizione la nostra Gloriosa citt\u00e0 entrer\u00e0 nel nuovo anno seguendo l\u2019Annunciazione alla Beata Vergine Maria che faceva iniziare l\u2019anno con l\u2019incarnazione di Ges\u00f9 il 25 Marzo, nove mesi prima della sua nascita il 25. Anche il Pisa Sporting Club si unisce agli Auguri di Buon Anno a tutta la citt\u00e0 e a tutte le persone che hanno Pisa e i Pisani nel cuore.<br \/>\n<strong>Questa la storia del nostro Capodanno riassunta per noi dall\u2019Associazione \u201cAmici di Pisa\u201d che ringraziamo per il contributo.<\/strong><br \/>\n<em>Complesso \u00e8 stato, nel corso dei secoli, il modo i computare il tempo. I Romani facevano iniziare l\u2019anno con le Calende di marzo, cio\u00e8 il primo giorno del mese. Uno dei consoli eletti per il 153 a.C., Quinto Fulvio Nobiliare, dovendo intervenire rapidamente nella Penisola Iberica, anticip\u00f2 l\u2019entrata in ufficio alle Calende di gennaio, il 1 del mese, e tale data rimase come inizio dell\u2019anno. Nel 46 a.C. Giulio Cesare, con l\u2019aiuto dell\u2019astronomo Sosigene di Alessandria, stabil\u00ec la durata dell\u2019anno in 365 giorni e 6 ore circa, ma poich\u00e9 l\u2019anno non pu\u00f2 essere frazionario ogni quattro anni fu raddoppiato il 24 febbraio, bis sextus ante Kalendas Martias, da cui il termine bisestile.<\/em><br \/>\n<em>Nel mondo romano gli anni erano indicati con i nomi dei due consoli eletti annualmente. L\u2019uso continu\u00f2 in Occidente anche dopo la fine ufficiale dell\u2019impero d\u2019Occidente (476) e giunse sino alla met\u00e0 del VI secolo. Per un certo tempo si adott\u00f2 la formula post consulatum anno primo, secundo etc. finch\u00e9 il 1 gennaio 566 l\u2019imperatore di Costantinopoli Giustino II assunse la dignit\u00e0 consolare: gli anni furono allora indicati con la formula post consulatum dopo il primo anno d\u2019impero. Tale uso continu\u00f2 nei secoli VII e VIII nelle regioni italiane soggette all\u2019impero bizantino, tra cui Roma: qui solo nel 781 il papa Adriano I adott\u00f2 l\u2019anno del pontificato, calcolato dal giorno della consacrazione.<\/em><br \/>\n<em>Nei regni romano-barbarici, formatisi in seguito alla dissoluzione dell\u2019impero d\u2019Occidente, la tradizione romana rimase a lungo ma alla formula post consulatum si un\u00ec ben presto l\u2019anno di regno dei sovrani. Cos\u00ec avvenne anche a Pisa: dapprima inserita nell\u2019impero di Costantinopoli, entrata a far parte del regno longobardo nei primi decenni del VII secolo, adott\u00f2 il sistema di datazione dei Longobardi, l\u2019anno di regno del sovrano, continuato con i successivi sovrani Carolingi e re d\u2019Italia finch\u00e9, all\u2019inizio del X secolo, vediamo apparire l\u2019era di Cristo, in un documento del 28 agosto 909 conservato nell\u2019Archivio Arcivescovile della nostra citt\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019era di Cristo era stata calcolata a Roma nel 525 dal monaco siriano Dionigi il Piccolo, che fiss\u00f2 la nascita di Ges\u00f9 al 25 dicembre dell\u2019anno 753 dalla fondazione di Roma, per cui l\u2019anno 1 della nostra era corrisponde al 754 (non esiste l\u2019anno 0!). L\u2019era di Cristo, introdotta in Inghilterra almeno alla met\u00e0 del VII secolo e portata in Gallia dai missionari insulari nel secolo successivo, era utilizzata in particolare nelle fonti narrative.<\/em><br \/>\n<em>Dopo la definitiva dissoluzione dell\u2019impero carolingio con la deposizione di Carlo III il Grosso nell\u2019887, in un periodo particolarmente turbolento e politicamente incerto, nell\u2019avvicendarsi di vari sovrani e nei contrasti tra i diversi pretendenti al trono, si cominci\u00f2 a ricorrere all\u2019era di Cristo allorch\u00e9 non si accettava un certo sovrano oppure non si voleva prendere una posizione precisa tra i diversi contendenti. A Pisa l\u2019uso degli anni d\u2019impero scomparve definitivamente alla morte di Enrico III nel 1056.<\/em><br \/>\n<em>A questo punto, nella nostra citt\u00e0, come del resto in buona parte della Cristianit\u00e0 medievale, si adoper\u00f2 lo stile ab Incarnatione o dell\u2019Annunciazione, che faceva iniziare l\u2019anno con l\u2019Incarnazione di Ges\u00f9, il 25 marzo, nove mesi prima della nascita il 25 dicembre. Solo in et\u00e0 moderna, dal XVI secolo, si afferm\u00f2 in Europa lo stile ora in uso, detto della Circoncisione con inizio al I gennaio con riferimento alla circoncisione di Ges\u00f9, avvenuta otto giorni dopo la nascita. Esso \u00e8 sempre stato considerato l\u2019inizio dell\u2019anno astronomico: anche a Pisa al 1 gennaio entravano in ufficio le magistrature comunali. Raro fu nel Medioevo lo stile della Nativit\u00e0 dal 25 dicembre.<\/em><br \/>\n<em>Nella nostra citt\u00e0 si afferm\u00f2 l\u2019uso di far cominciare l\u2019anno il 25 marzo in anticipo di nove mesi sul calcolo comune, un\u2019abitudine non esclusivamente pisana, ma presente anche altrove. Per la scarsezza di documenti sopravvissuti non \u00e8 facile dire quando ci\u00f2 avvenne: il primo atto a noi pervenuto risale al 23 maggio 985. A Pisa e nel territorio ad essa soggetto il calcolo detto pisano si afferm\u00f2 praticamente incontrastato e dur\u00f2 fino a che, con decreto del 20 novembre 1749 applicato dal I gennaio 1750, la reggenza lorenese, imbevuta di spirito illuministico, decise di uniformare i diversi sistemi di datazione in uso nel Granducato, adottando lo stile della Circoncisione o comune.<\/em><br \/>\n<em>Per il Capodanno Pisano non si facevano feste particolari come siamo oggi abituati a vedere. L\u2019Annunciazione, come le altre tre feste della Vergine, era celebrata con una liturgia particolarmente solenne, quello s\u00ec, ma senza alcun riferimento all\u2019inizio dell\u2019anno, s\u00ec che questo giorno non sembra essere stato percepito come il Capodanno.<\/em><br \/>\n<em>Negli anni Ottanta del Novecento si torn\u00f2 a parlare del Capodanno pisano, grazie ad un gruppo di appassionati di storia pisana (Paolo Gianfaldoni, Umberto Moschini, Alberto Zampieri e Pierangelo Matteoni) e da allora atteso e festeggiato con numerose iniziative culturali ed anche conviviali con piatti tipici e storici nei ristoranti della citt\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Le modalit\u00e0 contemporanee sono diverse dal Medioevo, allorch\u00e9 il giorno cominciava al tramonto del precedente, si fa scandire l\u2019inizio dell\u2019anno pisano con il raggio di sole che a mezzogiorno del 25 marzo da una finestra rotonda della navata centrale lato sud della Cattedrale e colpisce sul lato opposto una mensola sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano. L\u2019evento \u00e8 solitamente preceduto da un corteo storico per le vie della citt\u00e0 e che confluisce in Cattedrale con una breve ma affollata cerimonia religiosa che termina alle 12.00 esatte con la frase rituale <strong>\u201cA maggior gloria di Dio ed invocando l\u2019intercessione della beata Vergine Maria e di San Ranieri nostro patrono, salutiamo l\u2019anno\u2026 \u201c<\/strong>.<\/em><br \/>\n<em>La mensola sostiene a sua volta un uovo in pietra, segno di fecondit\u00e0 e di prosperit\u00e0, quindi di buon auspicio rivolto alla Vergine. Va inteso che la mensola appartiene ad un restauro ottocentesco e prima dell\u2019entrata in vigore del calendario gregoriano il 15 ottobre 1582, il raggio di sole non avrebbe mai potuto colpire quel punto per la differenza di undici giorni dovuta al calendario giuliano. In esso l\u2019anno risultava pi\u00f9 lungo di 11\u2019 4\u201d rispetto all\u2019anno tropico, ossia alla rivoluzione apparente media del sole, raggiungendo il divario di un giorno nell\u2019arco di circa 128 anni: insieme con la diminuzione costante dell\u2019anno tropico (precessione degli equinozi, 50,37\u201d all\u2019anno) si giunse nel XVI secolo a undici giorni di differenza, tali da indurre il papa Gregorio XIII a promuovere la riforma del calendario che porta il suo nome, cancellando 11 giorni dal mese di ottobre 1582, passando cio\u00e8 dal 4 al 15 ottobre. Il problema fondamentale riguardava la data della Pasqua, una festa mobile, che cade la domenica successiva al plenilunio seguente l\u2019equinozio di primavera, fissato da Giulio Cesare al 25 marzo e dal Concilio di Nicea del 325 al 21 marzo, ma nel corso dei secoli l\u2019equinozio si era spostato all\u201911 marzo.<\/em><br \/>\n<em>Il calendario gregoriano ha realizzato un compromesso molto soddisfacente fra una precisione essenziale e una semplicit\u00e0 molto desiderata: conserver\u00e0 un margine d\u2019errore inferiore ad un giorno solare medio per 2417 anni, cio\u00e8 fino al 4317. Continuano ad essere bisestili gli anni le cui ultime due cifre sono divisibili per quattro mentre sono bisestili solo gli anni secolari perfettamente divisibili per quattro, come il 2000, ma non il 1900. L\u2019equinozio di primavera pu\u00f2 cadere il 21, il 20 o anche il 19, pi\u00f9 spesso il 20 e tutte le date del calendario si ripetono con un ciclo di 400 anni: il 2019 lo \u00e8 stato come il 1619.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buon Anno Pisa! Si festeggia oggi il Capodanno Pisano perch\u00e8, come tradizione la nostra Gloriosa citt\u00e0 entrer\u00e0 nel nuovo anno seguendo l\u2019Annunciazione alla Beata Vergine Maria che faceva iniziare l\u2019anno con l\u2019incarnazione di Ges\u00f9 il 25 Marzo, nove mesi prima della sua nascita il 25. 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